Ti confesso che la prima volta che ho letto di “muffe” nel pomodoro industriale ho pensato a barattoli gonfi e odori strani. Poi ho scoperto la parte più inquietante, quella che non si vede: tracce di pesticidi e micotossine che, pur spesso entro i limiti di legge, possono pesare se sommate nel tempo.
Cosa hanno trovato davvero le analisi indipendenti
Negli ultimi anni alcune indagini di associazioni di consumatori e test comparativi europei hanno messo sotto la lente passate, polpe e soprattutto concentrati di pomodoro.
Il quadro che emerge è questo:
- Nelle passate possono comparire residui di fitofarmaci in tracce, spesso regolari dal punto di vista normativo, ma con profili considerati “sensibili” per la salute a lungo termine.
- Nei concentrati (che sono pomodoro “ristretto”, quindi più denso) è più facile che si concentrino anche contaminanti legati a muffe, come alcune micotossine.
Un punto importante: parlare di tracce non significa “pericolo immediato”, ma sposta l’attenzione sulla esposizione cumulativa, cioè l’effetto somma di tante piccole quantità provenienti da alimenti diversi, giorno dopo giorno.
I pesticidi più citati: perché preoccupano anche se “nei limiti”
Nei test vengono citate sostanze come dimetomorf, spirotetramat, difenoconazolo e boscalid. Il problema non è solo “quanto” ce n’è, ma “che tipo” di sostanza è, perché alcuni profili tossicologici sono discussi per possibili effetti come interferenza endocrina, impatto sulla riproduzione o sospetti di effetti cronici.
Per capirci con un’immagine semplice: se i limiti di legge sono il guardrail, non è detto che guidare sempre appoggiati al guardrail sia la strategia migliore per un viaggio lungo. Specialmente se, oltre al pomodoro, consumiamo altri cibi che possono contribuire a residui simili.
Il capitolo muffe: il rischio invisibile dei concentrati
Quando si parla di muffe nel pomodoro, spesso non si parla di barattoli “andati a male”. Si parla di contaminazioni invisibili legate a funghi come Alternaria, che possono produrre composti come l’alternariolo. In alcune verifiche sui concentrati è emersa la presenza di micotossine a livelli considerati elevati rispetto ad aspettative di qualità.
Qui entra in gioco un fatto molto concreto: il concentrato è usato in piccole quantità, ma è anche un prodotto più “carico” per definizione, quindi merita qualche attenzione in più (scelta, porzioni, conservazione).
Ma allora quali marche evitare?
Capisco la tentazione della lista “buoni contro cattivi”, perché fa risparmiare tempo. Il punto è che, quando si parla di test su lotti specifici, cambiano annate, fornitori e filiere, e trasformare quei risultati in una lista definitiva rischia di essere fuorviante.
Quello che possiamo dire con sicurezza, invece, è più utile e ti resta in mano anche domani: in un test su diverse passate, una parte risultava senza residui rilevabili, mentre un’altra mostrava residui multipli. Il messaggio pratico è scegliere in modo che tu stia, il più possibile, nel gruppo “pulito”, senza dover indovinare.
Come scegliere passata e concentrato con più serenità
Ecco le regole che seguo io quando voglio ridurre l’esposizione, senza impazzire:
- Punta a ingredienti essenziali: solo pomodoro e sale (niente aromi, zuccheri, addensanti inutili).
- Cerca tracciabilità chiara (lotto, stabilimento, origine dichiarata e filiera).
- Alterna i prodotti, la rotazione delle marche riduce la probabilità di accumulare sempre gli stessi residui.
- Col concentrato usa porzioni piccole e non farlo diventare la base quotidiana di tutto.
- Dopo l’apertura conserva bene (frigo, contenitore pulito, superficie coperta), perché anche la gestione domestica può peggiorare la qualità.
Una mini guida rapida (da salvare)
| Prodotto | Criticità più frequente | Cosa fare concretamente |
|---|---|---|
| Passata | Residui di pesticidi in tracce | Ingredienti minimi, filiera chiara, alternanza |
| Concentrato | Possibili micotossine e residui | Porzioni ridotte, attenzione a lotti e conservazione |
| Salse pronte | Sale e ingredienti extra | Etichetta corta, base semplice |
Alla fine, la “vera allerta” non è il singolo barattolo, è l’abitudine. Scegliere un pomodoro con etichetta pulita e filiera trasparente, e usarlo con buon senso, è il modo più concreto per sentirsi tranquilli, senza rinunciare al sugo di tutti i giorni.




